La storia dell’Istituto

Gli istituti secolari

gli Istituti Secolari (I.S.) costituiscono l’approdo di un lungo cammino; vogliamo ripercorrere, brevemente, la loro storia suddividendola in quattro momenti:

  1. Prima della Costituzione apostolica “Provida Mater Ecclesia
  2. Dalla “Provida Mater Ecclesia” al Concilio Vaticano II°
  3. L’insegnamento del Concilio Vaticano II°
  4. Dopo il Concilio Vaticano II°

1.1. Prima della “Provida Mater Ecclesia

Possiamo intravedere le origini della vita consacrata nella scelta della verginità, già nell’epoca apostolica (cf. 1 Cor 7,25-34; At 21,9; la Didaché; Clemente Romano, Ignazio di Antiochia nella Lettera a Policarpo):
«Così l’impero romano ebbe i vergini e le vergini delle prime comunità cristiane, che passavano tra i pagani con il loro grande segreto nel cuore, irradiando la fede, finché la loro stessa luce non li scopriva per denunciarli alla gloria del martirio».
Ma per il nostro argomento più specifico, dobbiamo fare un salto e arrivare al contesto culturale dell’Umanesimo, che offre le possibilità alla vita religiosa di iniziare una sua via. È così che nascono alcuni “tentativi” che porteranno poi ai nostri I.S.
Un primo abbozzo di I.S. è costituito dalla Compagnia di S. Orsola, fondata da Angela Merici (1470/5-1540) e approvata da Paolo III° nel 1546; tale Compagnia era nata come alternativa alla vita monastica per quelle donne che, sentendosi chiamate alla sequela del Signore, non intendevano farlo nella vita claustrale, bensì restando nel mondo, nel proprio ambiente di vita e di lavoro, senza vita comune, ma impegnate nella pratica dei consigli evangelici.
Secondo Beyer, le prime fondazioni che sono all’origine dei nostri IS sono da situarsi nei giorni cupi della Rivoluzione francese. La Provvidenza si servì, a questo scopo, di un santo sacerdote, ex-Gesuita, il P. de Clorivière, fondatore delle Figlie del Cuore Immacolato di Maria (per le donne) e della Società del Cuore di Gesù (per i preti); ciò avvenne il 2 febbraio 1791.
Saranno, tuttavia, i tempi più recenti a preparare il contesto favorevole che condurrà alla nascita degli I.S., e in particolare l’emergenza di organizzazioni del laicato cattolico e di movimenti laici votati all’apostolato, desiderosi di un più profondo inserimento nel mondo e insieme di un impegno più radicale nella sequela di Cristo.
Già l’11 agosto 1899, con il Decreto “Ecclesia Catholica”, la Chiesa approvava gli Istituti laici in cui i membri assumevano degli impegni privati di consacrazione.
Ma è soprattutto nei primi decenni del XX° secolo che fioriscono e si sviluppano sodalizi di laici consacrati. Fu soprattutto nel periodo tra il 1920 e il 1940 che andò maturando all’interno della Chiesa l’idea di un laicato più consapevole della sua partecipazione alla missione ecclesiale con il sorgere di “un forte movimento” all’interno dell’Azione Cattolica che “ebbe molta influenza nella preparazione di tempre robuste di donne e d’uomini che si sarebbero impegnati nell’apostolato religioso e sociale che i tempi richiedevano”.
Sempre in quegli anni il laicismo, sempre più diffuso, stimola nei credenti il bisogno di una fede incarnata e vissuta inseriti nelle attività quotidiane comuni a tutti.
Un’altra importante idea andò maturando: potevano coesistere la consacrazione a Dio e l’impegno nel mondo, rimanendo nel “mondo”, anzi operando all’interno di esso per l’avvento del Regno di Cristo:
«L’esigenza di consacrazione a Dio possa coesistere con il desiderio di rimanere nel mondo proprio per vivere i consigli evangelici, e, inseriti nelle strutture della società, attuare, attraverso l’impegno secolare, il precetto supremo della carità e della testimonianza a Cristo salvatore».
Il “carisma degli Istituti Secolari” (come oggi è chiamato) e cioè: la “consacrazione a Dio, secolarità e apostolato”, si delineava già chiaramente. Le difficoltà erano molte e “quasi rivoluzionario appariva soprattutto il proposito di conciliare la consacrazione a Dio con la condizione di laici viventi nel mondo: i due termini laicità – consacrazione parevano escludersi a vicenda”.
Lo Spirito Santo suscitò diversi gruppi, un po’ ovunque nel mondo, che abbracciavano questo ideale.
Nel maggio del 1938 a San Gallo, in Svizzera, P. Agostino Gemelli, con l’autorizzazione del Papa Pio XI, organizzerà un importante convegno con vari delegati di questi sodalizi: attraverso l’incontro e lo scambio scoprirono, con gioia, di condividere le stesse aspirazioni. Si accordarono per chiedere alla Santa Sede il riconoscimento delle nuove associazioni laicali.
Le difficoltà però, per un riconoscimento da parte della Chiesa erano ancora forti, tanto che la “Memoria Storico-giuridica-canonica” stesa dopo il suddetto convegno, da Padre Gemelli con la collaborazione di Giuseppe Dossetti, dovette essere ritirata, per ordine del Sant’Uffizio.
I nascenti Istituti rimasero per la Chiesa semplici associazioni di fedeli senza la professione riconosciuta dei consigli evangelici. Si era ritornati, in pratica, sulla linea del Decreto “Ecclesiae Catholica” del 1889, con qualche lieve ritocco soltanto.
Il cambiamento avvenne nel 1947 con la promulgazione, da parte del Papa Pio XII, della Costituzione Apostolica “Provida Mater Ecclesia”.

1.2. Dalla “Provida Mater Ecclesia” al Concilio Vaticano II°

Una prima risposta ufficiale alle attese suddette, si ebbe con la promulgazione – avvenuta il 2 febbraio 1947 – della Costituzione Apostolica “Provida Mater Ecclesia” contenente una “Lex Peculiaris”, nella quale si approvava lo Statuto Generale di quelle «società, clericali o laicali, i cui membri, vivendo nel mondo, professano i consigli evangelici per acquistare la perfezione cristiana e per esercitare pienamente l’apostolato, affinché si possano adeguatamente distinguere dalle altre comuni Associazioni di fedeli si chiamano, con nome loro proprio “Istituti” o “Istituti Secolari”, e sono soggetti alle norme della presente Costituzione Apostolica».

Era un passo decisivo, una conquista che dava un fondamento giuridico e un posto nella Chiesa alla nuova forma di vita consacrata in pieno mondo. Non mancarono però delle perplessità e delle resistenze a questo documento che non soddisfaceva il sentire più profondo dei laici consacrati nel mondo poiché si presentava l’apostolato come una supplenza di quello religioso e sacerdotale. Dell’azione specifica del laico secolare nel proprio ambiente sociale e professionale non si diceva nulla.
Benché innovatore, il documento pontificio identificava manteneva in parte la visione tradizionale di stato canonico di perfezione, e tendeva ad interpretare la novità rappresentata dagli I.S. all’interno di una mentalità che identificava sostanzialmente la consacrazione mediante i consigli evangelici con la vita propriamente religiosa.
Maggiore chiarezza fu invece apportata, l’anno successivo (12 marzo 1948), con il Motu Proprio “Primo feliciter”, che tenta di mettere in luce la dimensione originale della “vocazione secolare”, distinta da quella “religiosa”.
«Questo apostolato degli Istituti Secolari, non solo si deve esercitare fedelmente nel mondo, ma per così dire con i mezzi del mondo, e perciò deve avvalersi delle professioni, gli esercizi, le forme, i luoghi e le circostanze rispondenti a questa condizione di secolari».
Don Moioli così commentava l’importanza del “Primo feliciter”:
«Si mostra chiaramente di percepire che la vocazione agli Istituti Secolari è un fatto sintetico, dove la “secolarità” appare come un elemento componente».
Infine,l’Istruzione “Cum Sanctissimus” (19 marzo 1948), della Congregazione dei Religiosi, illustrerà le condizioni per l’erezione degli Istituti Secolari:
«La Sacra Congregazione ha stabilito di raccogliere e dopo averle chiaramente ordinate, di pubblicare le norme più importanti; le quali, con ragione, si possono considerare basilari per costruire e ordinare, solidamente, dall’inizio, gli Istituti Secolari».
Con questi documenti del 1947-1948 si può dunque dire che è avvenuto un salto qualitativo nella legislazione ecclesiastica, in quanto viene riconosciuta la possibilità di una totale consacrazione anche per chi sceglie di restare nel mondo, in quanto, cioè, congiunge secolarità e consacrazione come elementi costitutivi dei nuovi Istituti. Tali documenti, tra loro complementari, contengono “sia riflessioni dottrinali sia norme giuridiche, con elementi già chiari e sufficienti per una definizione dei nuovi Istituti”. Per avere però una interpretazione esatta del concetto di “secolarità consacrata” occorrerà attendere il Concilio Vaticano II.

1.3.  L’insegnamento del Concilio Vaticano II

Il Concilio Vaticano II fu un momento importante per arrivare ad una sempre maggiore chiarezza del carisma proprio degli Istituti Secolari, della loro fisionomia e peculiarità.
Il Concilio afferma esplicitamente alcuni principi in cui si trovano le motivazioni più profonde e valide della vocazione dei laici consacrati a Dio nel mondo.
Lo spazio riservato agli I.S., nei Documenti del Concilio, è assai limitato, ma sufficiente per chiarirne definitivamente il carisma specifico.
Il testo ove si parla più diffusamente degli I.S. è il n° 11 del Decreto sul Rinnovamento della Vita Religiosa “Perfectae Caritatis”:
«Gli Istituti secolari, pur non essendo istituti religiosi (quamvis non sint institura religiosa), tuttavia comportano una vera e completa professione dei consigli evangelici nel secolo, riconosciuta dalla Chiesa. Tale professione agli uomini e alle donne, ai laici e ai chierici che vivono nel secolo, conferisce una consacrazione. Perciò essi anzitutto intendano darsi totalmente a Dio nella perfetta carità, e gli istituti stessi conservino la loro propria particolare fisionomia, cioè quella secolare, per essere in grado di esercitare efficacemente e dovunque il loro specifico apostolato nella vita secolare, come se appartenessero alla vita secolare».

In questo testo (approvato dai “Padri Conciliari” il 28 ottobre 1965) trovano conferma e vengono sottolineate le caratteristiche proprie degli Istituti Secolari:

  • comportano una professione dei consigli evangelici nel secolo;
  • i membri degli Istituti Secolari “sono segnati con la consacrazione che viene da Dio”;
  • la secolarità è l’elemento qualificante;
  • il loro apostolato deve essere nel mondo, “a partire dal di dentro del mondo”.

Tuttavia, questo Decreto non mancò di suscitare qualche perplessità, dal momento che gli I.S. appaiono piuttosto come terzo «stato di perfezione» accanto agli Istituti religiosi e alle Società di vita apostolica. Si ribadisce che in essi si realizza una vera professione di consigli evangelici, con la clausola pur non essendo istituti religiosi (quamvis non sint institura religiosa), aggiunta fatta nell’ultimo momento della redazione del testo.
Non si deve, inoltre, dimenticare l’insegnamento contenuto in altri Documenti del Concilio Vaticano II° che hanno sottolineato proprio quei “valori”, quelle “intuizioni” che, fin dal loro nascere avevano caratterizzato gli Istituti Secolari. La Costituzione Pastorale “Gaudium et Spes” (7 dicembre 1965) presenta una riflessione circa il rapporto tra Chiesa e mondo contemporaneo e sottolinea che è compito di tutta la Chiesa, quindi anche dei fedeli laici, essere presente nelle realtà terrene per orientarle a Dio.
La Costituzione Dogmatica “Lumen Gentium” afferma la vocazione universale alla santità, la responsabilità e dignità dei laici e la missione a cui sono chiamati all’interno del mondo; la visione unitaria e grandiosa dell’universo creato e della storia umana ricapitolata in Cristo.
Sono i concetti che stanno alla base d’ogni consacrazione nel mondo: sentirli proclamare da fonte così autorevole fu per i membri degli Istituti Secolari una conferma della validità della loro esperienza vocazionale.
A partire dai Documenti del Concilio Vaticano II°, gli Istituti Secolari hanno avuto gli elementi per approfondire il loro “essere” sia dal punto di vista teologico che dal punto di vista della linea di azione o di apostolato.

1.4.  Dopo il Concilio Vaticano II

Nel post-Concilio, alla comprensione e alla definizione teologica degli I.S., ha contribuito in modo determinante il magistero di Paolo VI.
Nel clima di ricerca per una più esatta definizione della propria identità, si tenne a Roma (nel 1970) il “primo Convegno Internazionale degli Istituti Secolari,” sui temi «Consacrazione, Secolarità, Apostolato».

Così scrive Lazzati:
«Proprio perché ordinata alla santità, cioè a pienezza di carità, la secolarità può aprirsi a una forma particolare di “consacrazione a Dio e agli uomini”, consacrazione che, intesa quale sviluppo di quella battesimale, mira a portare appunto a pienezza di carità la vocazione propria dei fedeli laici senza che essi rifiutino la loro indole secolare».
In questo primo convegno fu proposta la stesura di uno statuto proprio degli Istituti Secolari, “che fu poi approvato dalla Sacra Congregazione con apposito Decreto nel 1974”,e la costituzione della Conferenza Mondiale degli Istituti Secolari (CMIS), nonché della pubblicazione della rivista internazionale «Dialogo».
Questo incontro segnò l’inizio di altri incontri ripetuti a scadenza quadriennale. Attraverso questi incontri, caratterizzati da una ricerca comune, gli Istituti secolari hanno potuto meglio approfondire e capire, se stessi e la vocazione a cui Dio e la Chiesa li ha chiamati.

Si diceva del Magistero di Paolo VI; vale la pensa menzionare qualche suo intervento:

  • “L’efficacia apostolica dipende dalla santificazione personale (26 settembre 1970);
  • “Una forma di consacrazione nuova e originale” (2 febbraio 1972);
  • “Una presenza viva al servizio del mondo e della Chiesa” (1976).

Ai membri degli I.S., riuniti nel primo convegno Internazionale, così Paolo VI si rivolse:
«E avrete così un campo vostro ed immenso, nel quale svolgere la duplice opera vostra: la vostra santificazione personale, la vostra anima, e quella “consecratio mundi”, di cui conoscete il delicato e attraente impegno, e cioè il campo del mondo; del mondo umano, qual è, nella sua inquieta e abbagliante attualità, nelle sue virtù e nelle sue passioni, nelle sue possibilità di bene e nella sua gravitazione verso il male, nelle sue magnifiche realizzazioni moderne e nelle sue segrete deficienze e immancabili sofferenze: il mondo. Voi camminate sul fianco d’un piano inclinato, che tenta il passo alla facilità della discesa e che lo stimola alla fatica della ascesa. È un camminare difficile, da alpinisti dello spirito».
Per suo incarico fu formata anche una Commissione speciale con l’intento di approfondire i fondamenti teologici alla base degli I.S. La riflessione di questa Commissione portò al Documento «Riflessioni teologiche sugli Istituti Secolari», che la Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari fece suo, pubblicandolo il 22 aprile 1976.

Anche Giovanni Paolo II si è rivolto ai membri degli Istituti secolari in varie occasioni. Riportiamo qualche frase da uno dei primi “messaggi”:
«Il vostro stato di vita consacrata costituisce un dono particolare dello Spirito Santo fatto al nostro tempo per aiutarlo a superare la tensione tra l’apertura oggettiva ai valori del mondo moderno (stato secolare cristiano autentico) ed il dono pieno del cuore a Dio (spirito di consacrazione)» «infatti voi vi trovate per così dire al centro del conflitto che agita e divide l’animo moderno, ed è per questo che voi potete offrire un apporto pastorale efficace per l’avvenire e aprire delle vie nuove e dei valori universali per il popolo di Dio» (Giovanni Paolo II, agosto 1980).
A conclusione di questo percorso, certo incompleto, sembra doveroso evidenziare “il luogo” degli I.S. nel nuovo Codice di Diritto Canonico, entrato in vigore il 25 gennaio 1983. Esso assume, abroga, attualizza la normativa precedente (vedi i Documenti da Pio XII in poi): dalla ubicazione degli I.S: nel Codice si conclude una prima distinzione terminologica importante: quella tra la Vita Consacrata e la Vita Religiosa.
Assumendo l’espressione “Vita Consacrata”, il Codice ha permesso di considerare i Religiosi e i membri degli I.S. come due categorie di uguale dignità all’interno di essa. Ne viene affermata con chiarezza la distinzione di vocazione, di carisma, di identità.
La normativa giuridica che tratta degli I.S. è situata nel libro II su «Il Popolo di Dio» di cui una parte è dedicata a “Gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica”. Il titolo terzo della sezione dedicata agli Istituti di Vita Consacrata concerne Gli Istituti Secolari (cann. 710-730).
Questa collocazione e la rispettiva trattazione giuridico-dottrinale confermano che gli I.S. sono una vera e propria forma di Vita Consacrata, distinta dalla Vita Religiosa e dalle altre forme di Vita Consacrata.
I loro membri vivono nelle circostanze ordinarie della vita (can. 714), esercitano il loro apostolato all’interno del mondo (can. 710), e, a modo di fermento, si sforzano di permeare ogni realtà di spirito evangelico per consolidare e far crescere il Corpo di Cristo (can. 713). In forza della loro consacrazione non cambiano la propria condizione canonica, laicale o clericale, in mezzo al Popolo di Dio (can. 711); essi appartengono, tuttavia, allo stato di vita ecclesiale che è la Vita Consacrata, con gli obblighi inerenti a questo stato di vita.

L’istituto secolare “discepole del crocifisso”

L’incontro di storie personali, di persone in ricerca vocazionale, che scoprono su di esse un disegno particolare di Dio è alla base della nascita di un Istituto.
Così è avvenuto anche per alcune donne quando hanno incontrato un sacerdote barnabita: P. Gaetano Maria Barbieri. Attraverso un cammino di discernimento personale e comunitario, non privo di difficoltà, queste persone scoprono che il Signore le sta chiamando a costituirsi come Istituto Secolare.
P. Gaetano M. Barbieri è dedito al ministero della predicazione e della direzione spirituale; dal suo Istituto (quello dei Chierici Regolari di S. Paolo, detti Barnabiti) gli è stato affidato il compito della promozione vocazionale. Durante il suo ministero ha occasione di incontrare giovani, nel cuore dei quali il Signore ha posto il germe della vocazione.
Siamo negli anni 1958-1960 circa, e a questi giovani, in ricerca vocazionale, P. Gaetano propone istituzioni già esistenti. In lui non c’è (ancora) l’intenzione di iniziare un nuovo Istituto.
Proprio nel 1958, il Capitolo Generale dei Padri Barnabiti – nel Decreto n. 10 – auspica la nascita di un Istituto Religioso Femminile che coadiuvi i Padri Barnabiti nelle loro opere.
Sempre in questi anni, il P. Gaetano viene invitato dal Vescovo Ausiliare, Mons. Assi, e da Don Pagani a guidare dei Corsi di Esercizi Spirituali alla Gioventù Femminile della Diocesi di Milano.
Si raccoglie attorno a lui un primo gruppo di ragazze che possedevano “una seria e impegnata vita spirituale” e pensavano “alla consacrazione, escludendo, però, la forma di consacrazione religiosa. Insieme, danno vita a questo nuovo gruppo che, fin dagli inizi, si vuole configurare intenzionalmente e spiritualmente come Istituto Secolare Discepole del Crocifisso”.
È il periodo che precede il Concilio Ecumenico Vaticano II e P. Gaetano, approfondendo il carisma di S. Antonio Maria Zaccaria, Fondatore dei Barnabiti, e l’amore del Santo per il Crocifisso, secondo la teologia di S. Paolo Apostolo, sente il desiderio e la volontà di viverlo egli stesso e di “proporlo” agli altri in maniera più autentica e più radicale.
Nel cammino di discernimento della volontà di Dio su “questo gruppo”, tutte le persone interessate vengono coinvolte direttamente e responsabilmente: tale “stile” caratterizza, ancora oggi, l’Istituto. C’è stato un “coinvolgimento di tutte le ragazze,” sia nella ricerca delle risposte agli interrogativi profondi, sia nelle decisioni importanti, quali la “formazione di un Istituto,” il tipo di Istituto e il carisma dell’Istituto.
Maturare questa decisione non fu né facile né indolore. Non fu facile, per P. Barbieri, inizialmente, far comprendere e fare accettare ai Superiori l’avviarsi del gruppo quale nuovo Istituto nella forma della consacrazione secolare; e non fu facile per le ragazze capire ed approfondire la scelta di un Istituto Secolare.
Nel 1961 il “sogno” diventa realtà.
P. Gaetano parla con il suo Confessore, ricoverato all’ospedale di Monza (dove morirà pochi giorni dopo) e gli chiede se era una cosa buona denominare il nascente Istituto: Discepole del Crocifisso. Il Confessore gli rispose affermativamente, senza dubbi e con piena approvazione.
Così, il 31 marzo 1961, Venerdì Santo, Padre Gaetano consegna attraverso un “bollettino” (foglio di informazione e formazione) inviato al gruppo di signorine che egli seguiva spiritualmente, l’indicazione carismatica del nascente Istituto, fondata sulla teologia della Croce, proponendone il nome: “Discepole del Crocifisso”.
Non poteva essere scelto giorno migliore: il significato-carisma racchiuso nel “nome” dell’Istituto, si inserisce perfettamente nel giorno della memoria della Passione, Crocifissione e morte di Gesù.
Nel giro di pochi mesi, ed esattamente il 25 febbraio 1962, P. Barbieri, costituisce temporaneamente il primo Consiglio Direttivo. Questo è uno dei primi passi verso una conduzione collegiale e partecipata della nuova istituzione:
«Da questo momento le varie e diverse decisioni in merito all’avvio e all’evolversi dell’istituto verranno prese all’interno del Consiglio Direttivo».
Il 17 agosto del 1964, nella sede del Capitolo Generale dei Padri Barnabiti, si approva il seguente decreto: «Il Capitolo Generale, mentre loda l’Istituto delle Discepole del crocifisso, con cui si è attuato il decreto n. 10 del Capitolo Generale del 1958, demanda alla Curia Generalizia che venga scelto un Padre che le assista e le diriga».
La nomina del Padre Assistente dell’Istituto, nella persona del P. Barbieri, avviene in data 31 ottobre 1964, con lettera protocollata dall’allora P. Generale, P. Giovanni M. Bernasconi.
Nella medesima lettera veniva nominato P. Bracco (Assistente del P. Generale) come incaricato da parte della Consulta Generalizia per tutto quanto riguarda le pratiche dell’Istituto. Lo stesso Padre concluderà gli Esercizi Spirituali (31 ottobre – 4 novembre), durante i quali le prime 12 “signorine” del gruppo, “esprimono privatamente la loro consacrazione a Dio nella Chiesa e nel mondo, impegnandosi nel cammino di perfezione con la Professione dei Consigli Evangelici.” “Sono questi i primi passi delle Discepole del Crocifisso, che esprimono gioia ed entusiasmo per la loro vocazione, fedeltà ed impegno nel nuovo cammino”.
Nel novembre 1964 la Famiglia Spirituale delle Discepole del Crocifisso composta da 36 persone conferma, con la votazione, l’elezione del Consiglio Direttivo già costituito.
Nasce il bisogno di avere una casa propria come punto di riferimento per tutti i membri della Famiglia Spirituale. Dopo vari tentativi, con locali presi in affitto a Monza, nel 1971 si acquista una casa a Cernusco Lombardone (Lc), che, chiamata “Casa S. Paolo”, diventa la Casa-Centro dell’Istituto.
Nella relazione del P. Barbieri al Capitolo Provinciale dei Barnabiti (Lodi, 2-5 gennaio, seconda sessione) si legge che in quell’anno “le professe sono 13, le novizie 33 3 le aspiranti 18”.
Il cammino e la costituzione del gruppo delle Discepole del Crocifisso, è lento e progressivo, segnato da:
«Tappe assembleari che costituiscono veramente dei punti fermi e delle intuizioni profonde della loro identità carismatica».
Nel frattempo, si delineano anche le prime bozze delle Costituzioni. Ad essa si succedono ampliamenti e correzioni.
Nel 1970 si convoca a Prestine (Brescia) la prima Assemblea Generale (chiamata allora Consiglio Centrale) delle Discepole del Crocifisso. Il cammino per il riconoscimento ufficiale da parte della Chiesa sarà ancora lungo.
Nell’Assemblea del 1979 si decide che la Famiglia Spirituale “avvii l’iter per l’approvazione ecclesiastica”. “Nel 1987, l’Assemblea, dà l’incarico al Consiglio Direttivo di approntare la nuova stesura delle Costituzioni”; il lavoro sarà portato a termine dallo stesso Consiglio Direttivo con l’apporto di tutte le Sorelle nel 1993.
Il 30 maggio 1993, Solennità di Pentecoste, avviene il riconoscimento ufficiale dell’Istituto da parte della Chiesa Diocesana Milanese. Il Cardinale Carlo M. Martini firma il decreto ufficiale relativo all’Istituto Secolare “Discepole del Crocifisso”:

  1. È eretto l’Istituto secolare di diritto diocesano delle Discepole del Crocifisso, con sede in Cernusco Lombardone.
  2. Sono approvate le Costituzioni dell’Istituto che formano parte integrante del presente decreto».

L’ultima tappa di questo lungo iter si svolge il 25 luglio 1993, presso il monastero delle Romite Ambrosiane, alla Bernaga, nel cuore della Brianza, a Perego (Lc).
Nella cronaca di questo evento, leggiamo: «Per volere di Dio e per una serie di circostanze provvidenziali, l’Istituto secolare “Discepole del Crocifisso”, di recente approvazione, si è trovato a celebrare l’Eucaristia e a ricevere le Costituzioni al monastero della Bernaga, dove il Cardinale concludeva la triennale visita canonica».
La Celebrazione Eucaristica ha unito anche fisicamente, oltre che spiritualmente, due vocazioni apparentemente tanto diverse, ma che diventano un richiamo all’altra, una sostegno all’altra per percorrere l’unica via verso il Signore nel dono totale di sé.
In quella circostanza, vengono benedette e consegnate le Costituzioni dell’Istituto, alla presenza del Vicario Episcopale per la Vita Consacrata (Mons. Virginio Rovera), del P. Provinciale dei Barnabiti (P. Francesco Riboldi) e, ovviamente, del Padre Assistente, P. Barbieri e di altri Confratelli Barnabiti.
Lo stesso anno, il 15 agosto, festa dell’Assunzione, tutte le Sorelle emettono la professione perpetua di fronte al rappresentante della Chiesa, Mons. Rovera, Vicario Episcopale per la Vita Consacrata.
L’Istituto “Discepole del Crocifisso” comincia il suo cammino “ufficiale” all’interno della Chiesa.