Art.10 delle Costituzioni
«Ogni discepola, chiamata alla sequela di Gesù per condividerne la vita e il destino, docile all’azione dello Spirito si impegna:
- a esprimere e a sviluppare, attraverso la preghiera, un’intensa comunione d’amore con Dio Padre;
- a vivere, nella linea della secolarità consacrata, i consigli evangelici di castità, povertà e obbedienza;
- a essere nella Chiesa e nel mondo presenza viva di fede, che opera per ordinare le realtà temporali secondo Dio;
- a coltivare una profonda comunione fraterna con gli altri membri dell’Istituto, in un reale spirito di famiglia che ci fa Chiesa;
- ad attendere ad un serio cammino formativo per essere in grado di rispondere a una vita di consacrazione nel mondo».
1. In ascolto del Maestro: vita di preghiera e comunione con Dio
Mettersi alla sequela di Gesù, è legarsi non ad una dottrina ma ad una persona. Il punto di riferimento costante è la persona di Gesù: ciò che conta è il legame con lui, perché uno solo è il Maestro.
Quando Gesù chiama chiede ai discepoli di stare con lui, perché la vocazione è l’incontro d’amore tra un “io” che chiama e un “tu” che risponde. Nell’Istituto Discepole del Crocifisso ogni discepola è chiamata alla condivisione della vita e del destino di Cristo, e ad immergersi “per amore nella realtà del mondo”, immersione che è possibile solo attraverso un rapporto intenso di comunione d’amore con Dio.
Essere segno dell’amore di Cristo per il mondo vuol dire lasciarsi trasformare da Cristo; per questo è importante dare spazio e amore alla preghiera. Una preghiera che deve diventare sempre più “semplice e profonda che fluisce dall’anima in ogni momento della giornata, in ogni circostanza e in ogni situazione” e che deve essere “voluta e cercata fedelmente con dei ritmi e tempi da distribuire convenientemente durante la giornata”.
Per specificare questo articolo delle Costituzioni, la Sorella Maggiore, in un suo scritto all’Istituto, così esorta le Discepole:
«La nostra preghiera deve farsi: ascolto, silenzio, riflessione; ricerca della volontà di Dio lasciandoci interrogare dalla Parola di Dio e imparando a vivere un rapporto sempre più profondo con Cristo, così da divenire sempre più segno del Cristo pasquale oggi».
Si capisce così come ascoltare, vedere, stare con Gesù, per le Discepole, passi attraverso due punti nodali:
- l’ascolto della Parola: “nutrirsi della sua Parola per diventare presenza orante e fedele di Cristo nel mondo e nella storia” (Art.11), che è il primo ed inderogabile compito del discepolo.
- La celebrazione eucaristica: “vivere ogni giorno l’Eucaristia, sacrificio e sacramento, sia per noi un’esigenza profonda”.
Si può pertanto affermare che la fonte della preghiera, per le Discepole del Crocifisso, “è il Cristo crocifisso nel Suo mistero pasquale che viene a noi nell’Eucaristia con la Sua umanità di Risorto”.
A partire dalle Costituzioni si scopre come la preghiera che nasce dalla contemplazione del “mistero pasquale”, deve essere “voluta e cercata”, così che le Discepole possano divenire donne spirituali che sanno leggere la realtà del mondo secondo l’ottica di Dio; le aiuta, con un atteggiamento prettamente “femminile” a vivere nel mondo con una presenza attenta, semplice, cordiale e salvatrice, in comunione con tutte le sorelle e con la Chiesa tutta.
La celebrazione eucaristica quotidiana, quale attualizzazione del mistero pasquale, “diventa il momento in cui le Discepole entrano in contatto con il Crocifisso Vivente” e sperimentano la comunione con Dio, con i fratelli e tra di loro.
1.2. Lasciare tutto e seguire il Maestro
Come per i primi discepoli, “tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono” (Lc 5,11), così per tutti coloro che si mettono al seguito di Gesù, alla chiamata devono abbandonare ogni cosa.
Come abbiamo detto nella parte biblica, è sempre Gesù che chiama per primo, compito dell’uomo è incamminarsi sulla stessa via di Gesù.
«La nostra speciale consacrazione a Dio, quale risposta libera all’invito di Gesù ‘Seguimi: egli alzatosi lo seguì’, ci mette in uno stato di abbandono attivo e amoroso all’azione dello Spirito».
Una risposta che implica la scelta di vivere in modo radicale i valori del Regno: il “lasciare” non è fine a sé stesso, ma in vista di un “seguire”. E il seguire indica non solo uno spostamento fisico da un posto ad un altro, ma indica anche, e soprattutto, una conversione spirituale, intellettuale, psicologico e morale.
Gesù chiama al suo seguito la persona nella sua interezza, come è sottolineato anche nelle Costituzioni:
«La sequela sviluppa in noi i doni della consacrazione battesimale e della confermazione».
Ogni cristiano con il Battesimo è consacrato a Dio ed è chiamato alla radicalità evangelica, la speciale consacrazione porta a vivere in modo pieno e integrale in vista del Regno, a “essere” e a “operare” nello spirito del Vangelo, vivendo “i Consigli Evangelici nello spirito delle beatitudini”.
La consacrazione, perciò, è dono pieno e totale della vita e della persona al Cristo Crocifisso, è condivisione dei Suoi interessi, della Sua missione tra gli uomini e adesione alla sua volontà come “disponibilità totale alla volontà del Padre”.
La risposta alla chiamata diventa “radicalizzazione della consacrazione battesimale, donazione totale a Dio, appartenenza più piena alla Chiesa, quali membri attivi del Corpo Mistico di Cristo e parte viva del popolo di Dio”.
Questa chiamata-risposta esprime anche, per la Discepola del Crocifisso, che Gesù Crocifisso è il “suo Signore”, il centro vitale, il senso ultimo, il tutto. Per le Discepole del Crocifisso i tre voti sono l’espressione della risposta “all’amore di Dio che ci ha scelte per primo perché fossimo suo possesso per la realizzazione del Suo piano di salvezza per il mondo”.
I tre voti, castità-povertà-obbedienza, sono segno, dunque, della risposta, “d’amore a una chiamata d’amore che esprime la disponibilità a cercare la volontà del Padre su di noi e sul mondo”, sull’esempio della vita di Cristo.